19/12/2024 , Pubblicato da PN
"La Società mi ha rinnovato la fiducia e per il terzo anno consecutivo mi trovo ad allenare due gruppi di Aquilotti e qualche Esordiente, una quarantina in tutto.
I nomi delle categorie sono quasi roboanti, ma, in fondo, in fondo, sono ragazzi e ragazze di nove, dieci, undici anni.
Usare il termine “allenare” è probabilmente esagerato, alcuni di questi ragazzi devono ancora scoprire cosa è, e cosa potrà essere per loro la pallacanestro.
Qualcuno di loro, addirittura, fino alla fine dell'estate scorsa aveva avuto pochissimi momenti di rapporto con l'oggetto palla. Prenderla in mano, farla rotolare o rimbalzare, buttarla in aria e riprenderla, lanciarla... a parte coloro che avevano fatto esperienza con Fulvio e il gruppo dei più piccolini negli anni precedenti, gli altri sono partiti da zero, o quasi.
Poco importa, uno dei nostri primi obiettivi è proprio quello di far scoprire un mondo nuovo, per loro: il mondo del gioco, il mondo dello sport, il mondo della Pallacanestro!
Si riuscirà a farli appassionare?
A volte risulta difficile, ma solo a volte, molto spesso ci riusciamo anche se ci vuole tantissima pazienza. Alcuni si fanno coinvolgere quasi immediatamente, con altri ci vuole più tempo, ma devo ammettere che la soddisfazione, per noi istruttori, è quasi maggiore nel secondo caso.
Quando un ragazzo è eclettico, risulta troppo facile spiegare e far provare anche esercizi complessi che riescono ad eseguire grazie alle doti trasmesse loro da mamma e papà.
Quando i ragazzi sembrano impacciati e fuori contesto, inizia la nostra sfida personale per cercare di far loro recuperare il tempo “perso”, che perso sicuramente non è stato, ma, probabilmente, solo dedicato ad altro.
Aumentare, se c'è, o addirittura creare la loro autostima, è una delle cose più intriganti del nostro stare in palestra.
Vederli impegnati nel fare e rifare quanto noi cerchiamo di insegnare a loro, è una delle cose più belle dei nostri pomeriggi.
Col passare degli anni abbiamo scoperto che l'apprendimento non è proprio direttamente proporzionato al tempo e all'impegno, ma ha un meccanismo strano, se non stranissimo, di “scattare” all'improvviso, quando magari meno ce lo aspettiamo.
I ragazzi fanno e rifanno, provano e riprovano, e i risultati sembrano deluderli, poi, all'improvviso, riescono a fare tutto con una naturalezza incredibile.
E' così che cresce la cultura del lavoro!
Il nostro compito è quello di incoraggiarli, di gratificarli, di far notare a loro anche i più piccoli miglioramenti, affinché, fatto il primo passo, abbiano il desiderio di iniziare il secondo.
L'attività di quest'anno procede, come sempre d'altronde, molto bene.
I nuovi si sono inseriti nel gruppo con molta facilità e sin da subito, tutti, hanno capito che in palestra... si lavora.
Si ascoltano le spiegazioni, poi si prova e si riprova, si accettano le correzioni e si cerca di migliorare, giorno dopo giorno.
Arrivano poi le partite!
Ci si accorge allora che quelle fatte in allenamento sono tutta un'altra cosa.
Quando l'avversario ha una divisa diversa dalla nostra, quando il campo di gioco è un campo vero, quando in tribuna c'è un vero pubblico, quando si accende il tabellone con il cronometro e i punti, allora sì che ci accorgiamo del bello della partita.
In campo c'è un solo pallone e chi lo ha in mano diventa il focus di tutti i presenti.
Comunque si diventa protagonisti.
Chi è alle prime esperienze viene meravigliosamente travolto dall'entusiasmo dei compagni e degli avversari, spesso faticano a rendersi veramente conto di dove sono e cosa stanno facendo.
Capita, e non di rado, che al termine di una gara dove abbiamo faticato a passare la metà campo, con avversari veramente bravi, alti e grossi che facevano sempre canestro, partita nella quale noi siamo arrivati raramente sotto il loro canestro e, magari, l'unico nostro tiro finito nel cesto è stato accolto da un vero boato degli accompagnatori in tribuna, capita, dicevo, che al termine della partita, il debuttante di turno, con il massimo della sua ingenuità ti chieda:
“Pietro, chi ha vinto?”
E' bellissimo!
Se invece vogliamo parlare di numeri, fino ad oggi abbiamo giocato cinque partite, sono stati coinvolti trentacinque tra ragazzi e ragazze e di questi dodici erano veri debuttanti.
Se proprio lo volete sapere, ne abbiamo perse tre e vinte due.
Ecco, questo proprio ci interessa pochissimo.
Sì, vincere è bello e crea la famosa autostima di cui sopra, ma riteniamo sia ancora presto per dare la precedenza al risultato.
Quello che mi fa piacere e rende orgoglioso me e tutta la LivioNeri è che i nostri ragazzi siano educati, rispettosi degli arbitri e degli avversari, e vivano il momento della partita come una Festa.
Poi, se tra di loro, qualcuno, da grande, diventerà “anche” un giocatore di basket, vorrà dire che... siamo stati fortunati!
Pietro Neri
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